Things

In una sorta di antitesi visiva il progetto “Things “di Dario Tironi dà vita a considerazioni sull’uomo e sulla natura, che sembra essere rinchiusa in uno stato di evoluzione-involuzione. Queste sculture sono ritratti “assemblati” degli individui dai particolari dei volti, quasi di natura arcimboldiana dove gli oggetti metaforicamente collegati al soggetto, perché di uso comune nella sua vita, ne de-sublimano il ritratto stesso. I volumi degli scarti continuano a rendere leggibile la struttura anatomica dei corpi ma sembrano contemporaneamente inficiare strutture più profonde dell’essere umano suggerendo un obbligato passaggio al mondo artificiale da cui provengono i residui degli oggetti stessi. L’inquinamento ambientale espande i propri confini, oltrepassa i limiti fisici e come un virus intacca le nostre sinapsi, i nostri sistemi mentali. Anche i valori, trasmessi dalla famiglia e dalle esperienze, sono preda dell’inquinamento e sembrano essere sempre più precari, in quella che è una costante ricerca del “pezzo giusto” per costruire quello che siamo ogni giorno.

In a kind of antithesis, “Thngs” express considerations about man and nature, which seems to be enclosed in a state of evolution-involution.
These sculptures are assembled portraits of individuals with detail of the face, just as in the works of Arcimboldo, where the objects metaphorically connected to the subject, because he makes use of them in his life, de-sublimate the portrait. The volume of waste material enable use to read the anatomic structure of the bodies, but at the same time they seem to invalidate deeper structure of the human being, suggesting an obligatory passage to the artificial world in which the residue of the objects originated. Environment pollution expands its boundaries, goes beyond its physical limits and, like a virus, attack our synapses, our mental system. Values too, transmitted by the family and by experience, are affected by pollution and seems more and more precarious, in a constant search for the right piece to make up what we are each day.

(Barbara Melato)

 

Per quanto a noi possa sembrare strano, i “rifiuti” come li intendiamo oggi non sono sempre esistiti: sino a tempi decisamente recenti, infatti, lo “scarto” era un lusso che si potevano permettere in pochi, ed è solo dopo la seconda guerra mondiale ( ed esclusivamente nel mondo occidentale) che i rifiuti hanno cominciato davvero ad esistere, sino addirittura a diventare – superando la loro stessa materialità – anche una vera e propria categoria sociale ed estetica.

Il lavoro di Dario Tironi, che da diversi anni riutilizza i più diversi materiali di scarto per realizzare opere di sicuro impatto, si inserisce nella lunga parabola creativa che ha inizio con il collage cubista e giunge oggi a Muniz e Schult, passando per Schwitters, Cornell, Rodia, Rauschemberg, Arman.

Questa scultura fa parte della serie “Things”, figure assemblate dai particolari dei volti, quasi di natura arcimboldiana dove gli oggetti metaforicamente collegati al soggetto, perché di uso comune nella sua vita, ne de-sublimano il ritratto stesso. I volumi degli scarti continuano a rendere leggibile la struttura anatomica dei corpi ma sembrano contemporaneamente inficiare strutture più profonde dell’essere umano suggerendo un obbligato passaggio al mondo artificiale da cui provengono i materiali utilizzati.

Ad essere ritratto è l’uomo contemporaneo che “aspetta”mentre riflette con intensità tragica( anche se per certi versi allegramente post-moderna) sul senso di un umanità sempre più preoccupata dagli oggetti che possiede, e sempre meno dalla propria più intima identità.

(Paolo Sacchini)

Dario Tironi,  Mixed-media assembly resin,  2010-2016,