All data will be lost

“All data will be lost.” refers to the parallel between the opulence of consumer goods and the abundance of media data which is produced each day and which risks provoking the collapse of the system.
The installation is made up of various discarded materials and objects that I have collected during the last few years, and precariously installed within a transparent structure that recalls a glass window display, full to overflowing like rubbish dump.
The abbandoned objects, which are now void of any personal value, become part of the work like the pieces of a mosaic in a collective story which varies continually, detachedly describing the lifestyle, habits and tastes of a community. A small anthropological mosaic recounting the impermenance and futility of tangible and intangible consumer goods, that saturate the environment and cause it to veer towards an existential critical point.
The work aims to highlight those erroneos aspects that form the basis of manufactured production, of commerce and advertising, but also to interrogate the spectator as to the way in which value is assigned to objects.
The main materials used include souvenirs, gadgets, objects of miscellaneous origin, date and use, as well as postcards and advertising material. Each object has been photographed and archived in a computer that has been inserted into the installation itself and programmed to continually run a backup of all of its data. Some of the working electrical appliances are switched on; tv sets with wobbly blue lights, fans that move electrical wires and sheets of paper. The movement and presence of a plant, placed as a sort of background to this miniature world, seems to lend a guise of life to the piece as a whole, within which everything merges back together into a unit on the verge of collapse.

“All data will be lost.” rimanda al parallelismo tra l’opulenza dei beni di consumo e il volume di dati mediatici che ogni giorno viene prodotto, rischiando di provocare il collasso di un sistema.
L’istallazione è costituita da vari materiali ed oggetti scartati, che ho collezionato negli ultimi anni, installati in modo precario all’interno di una struttura trasparente che ricorda una vetrina espositiva, ma satura come una discarica.
Gli oggetti abbandonati, ormai svuotati del valore personale, entrano a far parte dell’opera come tasselli di un racconto collettivo che varia in continuazione, descrivendo in modo freddo lo stile di vita, le abitudini e i gusti di una comunità.  Un piccolo mosaico antropologico sulla temporalità e la futilità dei beni materiali ed immateriali di consumo che saturano l’ ambiente portandolo alla criticità esistenziale.  L’opera vuole  porre  in evidenza le erronee dinamiche che stanno alla base della produzione, del commercio e della pubblicità, ma anche interrogare lo spettatore sul modo in cui diamo valore agli oggetti.
Il materiale utilizzato è costituito in gran parte da souvenir,  gadgets , oggetti eterogenei per provenienza,  datazione e utilizzo, nonché da cartoline e materiale pubblicitario. Ogni oggetto è stato fotografato ed archiviato in un computer inserito nell’installazione stessa ed impostato per effettuare continuamente il Backup dei dati. Alcune apparecchiature elettriche funzionanti sono accese; tv con luci cianotiche e traballanti, ventilatori che muovono i fili elettrici e i fogli di carta. Il movimento e la presenza di una pianta , messa come da sfondo a questo microcosmo sembrano dare una parvenza di vita all’insieme, in cui tutto ri-confluisce in un unità prossima al collasso.

Steel structure, glass, found objects,  2015,